Psicomotricità: problem solving

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lo scorso anno un bimbo ha portato il suo SLIME  nella stanza di psicomotricità, felice che finalmente mamma glielo aveva comprato. Mi ha chiesto se poteva giocarci con gli altri bambini. Ho accettato . Lo tiravano sullo specchio, sulla lavagna, ridevano …. Nel gruppo c’era anche un bambino con difficoltà di contenimento ed iperattivo. Non riusciva sempre a controllare il suo tono ed i suoi movimenti. Con la vivacità e l’ilarità lo SLIME ha iniziato a volare ovunque. Si stavano divertendo tantissimo.

Io, osservavo e cercavo di non intervenire.

Ad un certo punto lo Slime si è appiccicato sopra la porta. La faccia disperata dei 3 bambini che guardavano lo slime, impossibilitati a prenderlo. Il proprietario si è arrabbiato perchè non lo aveva lanciato lui, l’altro bimbo ha iniziato a piangere ed il terzo mi supplicava di prenderlo.

Si, mi veniva da intervenire subito: prendere lo SLIME e dire di metterlo via per fare un’attività più contenuta. Ma ho deciso di sfruttare la situazione.

Guardavo lo SLIME e dicevo << problema>>. Adesso trovate una soluzione per prenderlo. E così abbiamo passato 20 minuti di “problem solving” in gruppo.

E’ stato interessantissimo.

Prima hanno provato a prenderlo con le mani ma si sono resi conto che erano troppo bassi, poi hanno utilizzato i bastoni ma anche così non riuscivano, in seguito un bambino ha preso una sedia, vincendo la paura dell’altezza,  ma neanche così ci arrivava, gli altri, non molto più alti di lui dicevano << fammi provare a me >>  .

Alla fine hanno capito che potevano utilizzare bastone e sedia. Ma è sorto un problema nel gruppo. Chi l’avrebbe fatto? Chi avrebbe avuto l’onore di riuscire a tirare giù lo SLIME? Si è creata un po’ di tensione e poi hanno deciso che avrebbe provato il bambino che lo aveva lanciato . Gli altri lo rassicuravano e gli dicevano come fare, come muovere il bastone, ecc.

Alla fine sono riusciti!                        E,            com’erano felici

Ancora oggi si ricordano di quell’appuntamento così importante in cui hanno trovato una soluzione ad una situazione che inizialmente sembrava impossibile.

La lezione che ho ricevuto da loro è che anche la ricerca di una soluzione di un problema può essere fonte di piacere .

slime giallo (2)

Annunci

RELAX

dav

relax

Relax lo dico io….è una mia interpretazione. Quello che so è che oggi sono entrati nella stanza molto arrabbiati ed agitati. Hanno costruito e distrutto continuamente, litigavano tra di loro. C’era conflitto. Lui non le faceva prendere nulla, lei si innervosiva. Lui diceva questo è il mio spazio e lei gridava “ma non voglio stare da sola, voglio giocare con te”. Sono andati avanti per una ventina di minuti. Mi sono sforzata di non intervenire. sapevo che stavano mettendo in scena la loro vita, le loro preoccupazioni, le loro tensioni. Io ero lì, presente ma non parlavo, non prendevo la parte di nessuno. E loro ogni tanto mi guardavano per essere sicuri che ci fossi. Ecco, la mia presenza gli ha permesso di dire, di tirar fuori tutto ciò. Non so cosa, non voglio interpretare. Raccolgo, sento le loro emozioni. ASCOLTO e loro nel gioco parlano, risolvono, dicono.

E poi, ad un certo momento trovano un accordo. Io sono il babbo, io la mamma, vieni, riposiamoci. E stanno lì, sdraiati, in silenzio, tranquilli e sereni. Non si muovono, si sfiorano appena, ognuno nel suo spazio ma in uno spazio condiviso.

Sono lì, insieme, rilassati ed in armonia.

Ed anche questa è la vita!

 

UNA CASA

dav

Piove e ci rinfreschiamo le mani 

I bambini giocano, si divertono…. costruiscono e creano spazi che li proteggono. Sono spiritosi e creativi. A volte ti spiazzano.

Appena sono arrivati, nel cerchio d’apertura, avevano già deciso cosa volevano fare. Vogliamo costruire una casa senza il tuo aiuto. Ci hanno provato un po’ di volte, dovevano trovare una strategia per mettere il tetto ed entrare. Quando sono riusciti, stavano zitti zitti dentro. Io chiedevo, ma è notte? state dormendo? Risatine….poi ad un certo punto hanno messo fuori le mani. Pioveva e si rinfrescavano. Tutti e tre insieme.

Un lavoro di gruppo eccellente e quanta complicità! Sembravano proprio una squadra!

Un percorso ed il gioco simbolico

Psicomotricità è anche costruire un percorso usando elementi diversi e poi utilizzarlo nel gioco simbolico.

Angela, una bambina con difficoltà di pianificazione mi ha chiesto un giorno di poter utilizzare tutto il materiale. Ho acconsentito….volevo vedere cosa avrebbe fatto. Interessante per me è stato osservarla e rendermi conto che sapeva esattamente cosa voleva costruire. Dove non arrivava mi chiedeva aiuto. Quella corda la devi mettere lì , quella gialla dall’altro lato, voglio mettere due bastoni uno sopra l’altro per fare un bastone lungo……Io l’aiutavo, ero a sua disposizione.

dav

Quando ha finito si è messa in un angolo e dopo poco ha iniziato a giocare

Prima ha fatto il percorso con andature, ritmi diversi, così, da sola. Poi ad un certo punto si è avvicinata al mattone giallo. Mi domandavo perché lo avesse messo in alto, non capivo il senso. Non le ho chiesto niente, non volevo influenzarla e bloccare la sua creatività.

Poi piano piano iniziavo a capire dove mi trovavo…..Ero su un isola in mezzo al mare e lei mi guardava con il binocolo. Era su una barca. Dopo un po’ ha messo la mano sul cono giallo facendo un rumore……. e si è messa a guardare nel mattone giallo.

Io la salutavo dall’isola ma non mi rispondeva più, era come nel suo mondo, continuava a guardare nel mattone giallo. Poi mi ha detto “sembri proprio un pesce!” e rideva. Io mi sono trasformata in pesce, in balena, in delfino e lei mi guardava felice.

Mentre sistemavamo mi ha raccontato che aveva sognato tutto ciò, una barca nel mare che si trasformava in sottomarino, bastava schiacciare un grande bottone giallo!

dig

dig

PSICOMOTRICITA’ e improvvisazioni per formarsi

Una sostanziale caratteristica della psicomotricità consiste nell’elemento cinetico-visivo che assume il ruolo di elemento di scambio di informazioni, di emozioni e sentimenti, tra conduttore e partecipante e tra partecipanti.

La comunicazione avviene per mezzo di modi complessi che convivono in un unico sistema di messinscena interdisciplinare e globale. Il corpo, il gesto, la posa, il movimento, i sentimenti, le emozioni e la voce convivono e contemplano un unico processo comunicativo.
La comunicazione è anche un’azione di recupero del “gesto” e dell’espressione di tutto il corpo. Significa utilizzare i mezzi “naturali” di comunicazione sociale al posto dei mezzi “tecnici” della comunicazione di massa. Comunicare con il corpo è anche un mezzo per condividere l’alterità intellettuale contrapposta all’invasione del mondo concreto in cui l’uomo contemporaneo è perseguitato senza tregua.

Offro  stages formativi anche su questo, con lo scopo  di fornire alcuni elementi per scoprire e sviluppare nuovi mezzi di comunicazione attraverso una serie di esercizi e improvvisazioni.
Improvvisazioni in silenzio: questo per favorire la scoperta di altre modalità comunicative e per inserire la parola in un secondo momento rendendola più efficace.
Lo stage offre quindi la possibilità di approfondire ogni aspetto della comunicazione non verbale.

 

AUTISMO

La prima volta che sono entrata in contatto con persone affette da questo disturbo avevo 24 anni, stavo facendo un tirocinio presso una comunità privata di lusso per bambini e adolescenti.

pexels-photo-315752
Sono rimasta colpita dalla sensibilità e dalla fragilità di questi cuccioli di uomo. Alcuni, ancora in tenera età, (3-5 anni) rilassati e sorridenti fissavano una pallina che girava sul pavimento oppure la barchetta spinta dal vento nella piscina. Io avevo il compito di “osservare”. Inizialmente non mi vedevano, stavo lì, all’ombra del platano rinfrescante e rassicurante. Poi pian piano ho ricevuto un paio di sguardi dal blu di quegli occhi. É stato un momento magico…. Durante la mia professione ho incontrato occhi blu, marroni e verdi e con tutti sono riuscita ad entrare in relazione. Una relazione fuori dagli schemi quotidiani e dai preconcetti, una relazione che mi ha permesso di vedere alcuni miglioramenti che hanno reso le mie giornate speciali.
Parlare di autismo non è facile, rimanderei a tutto il materiale che si trova on-line e consiglierei ai genitori di trovare qualsiasi tipo di sostegno per se stessi. Lavorando in rete si possono raggiungere, a volte, risultati che non potevamo neanche immaginare!

Da “Linee Guida – Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti” :

“Le conoscenze in merito al disturbo autistico (sindrome da alterazione globale dello sviluppo psicologico) secondo l’ICD-10, International statistical classification of diseases and related health problems, ossia la classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 1992, sono in continuo sviluppo e se ne aggiungono di nuove incessantemente, grazie al lavoro di numerosi gruppi di ricerca presenti in tutto il mondo. Tuttavia, a oltre 60 anni dalla sua individuazione da parte di Leo Kanner (1943), persistono ancora notevoli incertezze in termini di eziologia, di elementi caratterizzanti il quadro clinico, di confini nosografici con sindromi simili, di diagnosi, di presa in carico e di evoluzione a lungo termine. La sensibilità di istituzioni e opinione pubblica è senz’altro cresciuta, ma ancora non ha raggiunto un grado di consapevolezza adeguato a favorire e promuovere lo sviluppo di un intervento ordinato e sistematico a favore dei soggetti a etti da questo disturbo e alle loro famiglie. I servizi di Neuropsichiatria infantile hanno progressivamente sviluppato adeguate competenze cliniche e diagnostiche che, unite a una crescente sensibilità nel mondo dei pediatri, hanno significativamente migliorato il livello e i tempi della prima diagnosi. Molto però rimane da fare, specie per garantire un’omogenea diffusione di prassi diagnostiche adeguate e tempestive su tutto il territorio nazionale.
Più critica si presenta la situazione riguardo la presa in carico clinica e soprattutto l’adozione di efficaci percorsi di intervento, basati su una solida metodologia e supportati da prove scientifiche adeguate. La complessità del disturbo autistico, la presenza di un quadro fenomenico molto diversificato, non solo sul piano delle competenze funzionali e sociali, che fa ipotizzare la presenza di possibili sottotipi o – secondo un’impostazione nosografica differente – di diverse possibili comorbidità psichiatriche, uniti alla naturale modificazione nel corso dello sviluppo, rendono particolarmente complessa l’adozione di modalità di intervento adeguate….

C’è una varietà di sintomatologie, credo quindi che sia difficile fornirne una definizione clinica coerente e unitaria. Ora si parla di “Disturbi dello Spettro Autistico” (DSA o, in inglese, ASD,Autistic Spectrum Disorders). A livello di classificazione nosografica è considerato rientrare nella categoria clinica dei “Disturbi Pervasivi dello Sviluppo”, cui appartengono, fra le varie altre sindromi, anche la sindrome di Asperger, la sindrome di Re e il Disturbo disintegrativo dell’infanzia.

Presa in carico

Ritengo che sia fondamentale, soprattutto con bambini soggetti a questo disturbo, una presa in carico che coinvolga diverse figure professionali. Un primo momento diagnostico\valutativo a cui dovrebbero seguire le terapie individuate dall’intervento della prima fase. Psicomotricità, logopedia, musicoterapia, pet therapy, arte terapia…..

Non è infatti realizzabile un intervento abilitativo che si basi sulla mera esecuzione di un solo e semplice “metodo”. Durante le prime sedute è importante approfondire l’osservazione.
Dal mio punto di vista l’inquadramento diagnostico non può esaurirsi solo con la prima valutazione o con le prime osservazioni effettuate in terapia, dovrebbe estendersi nel tempo ed anche al ricorso di ulteriori indagini che considerino l’evoluzione globale o settoriale del bambino.

Alcune difficoltà rilevate e che ci potrebbero dare l’indicazione di una possibile sindrome:

  • mancanza di contatto oculare con gli altri;
  • carenza globale di reattività nei confronti di altre persone;
  • deficit nello sviluppo del linguaggio;
  • se il bambino parla a volte potrebbe essere presente ecolalia immediata o tardiva, linguaggio metaforico, inversione di pronomi;
  • resistenza ai cambiamenti, interesse esagerato per oggetti;
  • indifferenza emotiva agli stimoli;
  • difficoltà a partecipare ad attività di gruppo;
  • deambulazione sulle punte;
  • dondoli e reazioni motorie incontrollate:
  • presenza di stereotipie motorie e/o verbali.

Psicomotricità: la forza dell’amore

Il bimbo, è arrivato con un piccolo pezzettino di carta dicendo che era una marionetta cane\gatto. Ha finito di aggiustarla con colla e forbici (motricità fine, coordinazione oculo\manuale, creatività, concentrazione……). Poi ha costruito con i cubi il suo teatrino (organizzazione spaziale, pianificazione, attenzione…..).

                                                         RAPPRESENTAZIONE  

teatrinoMirella tu ti siedi lì.

“C’era una volta 3 gatti e 3 cani. Prima i cani facevano spaventare i gatti e i gatti dicevano: voi ci facete paura e i cani si offese. E i gatti scapparono e vederono il cane e il gatto che stavano insieme. Perchè anche l’amore può risolvere tutto.

Compreso te e se vuoi …..il gatto-cane                           puoi sposarmi “

e poi lavoriamo un po’ sulla scrittura i gatti e i cani

Grazie grazie ………….anche l’amore può risolvere tutti! In ogni incontro ci sono pillole di saggezza anche per i grandi.