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Non vogliamo fare entrare nessuno!

Un giorno un gruppetto di 3 bambini ha iniziato a mettere tantissimo materiale davanti alla porta della stanza di psicomotricità . “Non vogliamo fare entrare nessuno! Questo è il nostro spazio!”. E’ stato un piacere vederli così complici, così in armonia. Volevano proteggere il loro spazio. Io osservavo senza intervenire domandandomi se si rendevano conto che avevano bloccato anche me.

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Il materiale aumentava ………erano contenti. I visi rilassati . Poi hanno iniziato a prendere altro materiale. Sono intervenuta chiedendo loro cosa stavano facendo.

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“Stiamo costruendo una macchina del tempo, così quando vogliamo veniamo qui, a giocare…”. Ero commossa nel percepire la loro energia, la loro capacità creativa e trasformativa e poi…quando ho chiesto loro di sistemare tutto avevano un’espressione soddisfatta e rilassata. Sicuramente in quella seduta è successo tanto per loro.

Negli incontri successivi erano pronti anche a fare delle attività a tavolino per iniziare a prepararsi all’ingresso alla scuola elementare.

 

Individualità collettiva

“Tutti sanno che ogni classe ha una propria fisionomia, suoi modi di essere, di sentire, di pensare … Più che una classe, è un’entità personale, un vero e proprio individuo … Quando si dice che una classe è buona o cattiva, ha un buon morale o no, è attiva e vitale o, al contrario, è fiacca e pigra, si giudica e si qualifica proprio l’individualità collettiva” E. Durkheim

I diritti degli insegnanti

Nel corso della mia vita ho collaborato con tantissime scuole di ogni ordine e grado. Scrivo tantissime perché, se dovessi essere più precisa, mi spaventerei nel rendermi conto che con tutti gli insegnanti e gli studenti che ho incontrato nel corso della mia vita professionale, iniziata nel 1987, dovrei avere un’età un po’ troppo avanzata, anche se mi sento ancora una ragazzina.

Ora, quando ho degli scambi con gli insegnanti, a scuola, in sale di formazione, al telefono, in colloqui, li guardo come se fossero dei SUPER EROI. Il lavoro che stanno facendo sovente non viene considerato e compreso.

È difficilissimo essere insegnante nel 2020.

È sicuramente una sfida professionale e personale che, con tanto amore, dedizione, determinazione, stanno vivendo. A volte, quando hanno tempo, chiedono aiuto per fronteggiare le situazioni che si presentano quotidianamente in classe. Chi non sta in classe non può neanche immaginarsi del grande sforzo e dell’altissima professionalità e continua formazione che questo ruolo necessita.

Secondo Lee Canter, esperto mondiale di “gestione delle classi” questi sono i diritti degli insegnanti:
• Il diritto di decidere le regole di una vita di classe in grado di favorire un clima ottimale per l’apprendimento.
• Il diritto di pretendere dagli allievi il rispetto delle norme stabilite.
• Il diritto ad esigere da parte degli studenti un comportamento maturo idoneo ad una vita di classe comunitaria.
• Il diritto di essere appoggiati nell’azione educativa da parte dei dirigenti scolastici.
• Il diritto di avere il consenso ed il pieno sostegno da parte delle famiglie.

Nelle mie proposte formative cerco di aiutare gli insegnanti a creare un terreno fertile per poter rispettare questi loro diritti.

L’impresa appare ardua, ma non impossibile!

Classi… difficili

Ci sono degli studenti che causano problemi in classe e non rispettano affatto gli interventi degli insegnanti. In molte situazioni si genera un conflitto: ragazzi che rispondono ai professori, che li deridono, li attaccano, che scrivono sui muri, bambini che calciano le maestre, ragazzi che spaccano i tubi dello scarico in bagno con forti colpi, bambine che scappano dalla classe, che lanciano una matita appuntita in faccia ad un altro bambino o che con le forbici tagliano la pelle…
L’elenco di queste situazioni tutte raggruppate fa venir la pelle d’oca, fortunatamente sono episodi che si sono verificati in situazioni particolari, ma si verificano, ohimè, sempre più frequentemente.

Cosa può fare l’insegnante per evitare risposte comportamentali ostili e difensive da parte del bambino o del ragazzo:
• Porre le domande, le richieste ed eventuali critiche con delicatezza e tanto tatto
• Provare in tutti i modi a rispettare ed incoraggiare le sue idee
• Correggere le risposte sbagliate senza far sentire il ragazzo\a inadeguato
• Dimostrare sempre interesse e ascolto alle richieste dello studente difficile
• Non ironizzare mai o prendere in giro il bambino\a

Potrebbe essere anche utile per l’insegnante ragionare sul suo concetto di “autorità” e sul ruolo professionale che ricopre. Non dimentichiamoci mai che gli studenti hanno bisogno di regole, contenimenti e si aspettano che l’adulto stabilisca confini chiari per sostenerli nell’apprendimento.

Quando si crea una situazione di conflitto con uno studente o quando questo non rispetta il ruolo dell’adulto è importante che riesci a salvaguardare la sicurezza della classe evitando di permettere discussioni contro di te o contro un compagno in particolare. Questo tuo comportamento “adulto” genera fiducia nella classe e nel ragazzo in questione. Hanno bisogno di percepire un adulto forte, determinato e sereno. In un secondo momento puoi rielaborare l’esperienza vissuta con gli studenti e cercare di coglierne l’apprendimento. Se la discussione è troppo animata prova a staccarti dalla situazione, a volte basta un profondo respiro, e cerca di capire se:

  • Ha valore per la classe ascoltare ciò?
  • I contenuti della discussione sono utili ai fini dei tuoi obiettivi scolastici?
  • Questa discussione è positiva o sta generando solo confusione e malessere?
  • Uno studente sta rispondendo ad una sua frustrazione personale?
  • C’è in gioco una rivalità tra due?

È utile offrire la possibilità del confronto in classe comunicando agli studenti che l’argomento di discussione è un IDEA non una PERSONA.

Consigli utilizzati in alcune scuole 
Quando uno studente ti sfida o ti critica adotta questi comportamenti:

  • Stai calmo, respira e cerca di capire cosa c’è alla base della comunicazione dello studente.
  • Per un momento, ignora la maleducazione e rispondi con dolcezza.
  • Stai calmo e non giudicare, indipendentemente dalla reazione eccessiva emotiva dell’alunno.
  • La tua reazione emotiva funge da alimentatore alla rabbia espressa dallo studente.
  • Non utilizzare la tua autorità per dimostrare superiorità intellettiva.
  • Non entrare in un gioco di forza e potere con lui.
  • Sei un insegnante e hai più potere di lui. Non hai bisogno di dimostrarlo.
  • Se lo studente è molto agitato potresti chiedergli di portare la sua problematica a un tuo superiore.
  • È inutile cercare di ragionare con una persona in questo stato emotivo.

Costruisco, mi nascondo e gioco

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Una casa, un tunnel per entrare in casa, in primo piano i cubetti di legno che poi utilizzeremo per costruire in piccolo quello che abbiamo costruito con i cubi psicomotori…..

La casa… la costruiamo insieme anche se abbiamo idee diverse, ce la facciamo. E poi, io sto dentro e ti aspetto. Tu, hai paura ad entrare nel tunnel per venire da me. Ti incoraggio, e vieni. E ridiamo. Siamo tutte indaffarate lì dentro. Mirella non c’è, chi la pensa? Noi, attive nel nostro gioco, nel superamento delle difficoltà, nello sperimentare la condivisione, nel utilizzare al massimo, in libertà, le nostre potenzialità, quelle che a volte non sappiamo neanche di avere. Ogni tanto mi affaccio e la guardo. Mirella è lì che con distanza mi permette tutto ciò, mi sostiene con lo sguardo sorridente.

E’ solo un momento, un momento intenso e di cambiamento. E poi:  “bambine, adesso proviamo a costruire con i cubetti di legno la casa ed il tunnel”. E con meraviglia accettano e riescono. E così, partendo dal loro gioco possiamo con naturalezza lavorare sulle abilità visuo-costruttive e visuo-spaziali!

Psicomotricità : gioia di essere bimbe

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Dopo aver organizzato il loro spazio, due bimbe, hanno iniziato a rappresentare uno spettacolo sul loro palcoscenico. Ho voluto mettere questa foto perché mi trasmette la gioia e la complicità di quello che hanno vissuto insieme.

Muoversi nel proprio corpo, libera dai condizionamenti, in relazione con un’altra bimba, in armonia, con il contatto tattile, a piedi nudi, in allegria e con la serenità e sicurezza che c’è davanti a te un adulto che TI AMMIRA e ti guarda.

La psicomotricità è anche questo!

Insegnanti e genitori: una collaborazione che fa sempre più fatica ad esserci

Una buona comunicazione con la famiglia dei bambini che frequentano la scuola è fondamentale e necessaria.

Purtroppo gli insegnanti, di questi tempi, si trovano a vivere situazioni che non potevano immaginare pochi anni fa.
La famiglia è cambiata, così come la comunicazione in famiglia e l’attenzione educativa verso i figli. Ci sono sempre più famiglie problematiche, assenti. Sovente i genitori mettono in atto difese acritiche dei propri figli. Sembrerebbe che abbiano una scarsa fiducia nella scuola e sovente, da quello che mi riferiscono gli insegnanti, durante i colloqui è presente una dinamica comunicativa oppositiva.

Come fare considerando che le comunicazioni scuola-famiglia rientrano negli obblighi della funzione docente? Gli insegnanti cercano di formarsi sempre più anche per poter meglio comunicare con i genitori con l’intento di “cercare” di stabilire un’alleanza educativa. Le comunicazioni dovrebbero, in questi tempi, essere chiare e tempestive, anche se non sempre vengono recepite.

E’ tutto uno sforzo, una fatica che non sempre produce risultati.

Quante volte ho sentito genitori, anche di bambini che frequentano la scuola materna, per non menzionare quelli delle elementari o medie, parlare male della maestra: “ce l’ha con mio figlio, a casa è bravissimo, tutti i bambini mordono ogni tanto, gli cambio scuola…”. E le maestre o i maestri a cui si riferiscono sono dei super professionisti, con una lunga esperienza ed un grande cuore, persone che continuano a confrontarsi con me o con altri per capire come aiutare il bambino in questione.

La mia domanda è: come  risolvere tutto ciò?

Testimonianze…lontano 2008

Un’esperienza originale all’asilo “Il Passerotto”. Diciannove bambini dagli otto ai trenta mesi hanno passato la notte lontani dai propri genitori, in compagnia delle educatrici, tra giochi e favole.


CASTEL DI LAMA – È stata un’esperienza certamente singolare quella che hanno vissuto i bambini dell’asilo nido “Il Passerotto”di Castel di Lama, nella notte tra sabato 17 e domenica 18 maggio. I giovanissimi ospiti del nido,19 bambini dagli otto ai trenta mesi, hanno passato la notte in compagnia delle educatrici e di “Arcobaleno e Lollo”, due pelouches che, investiti emotivamente, hanno permesso ai piccoli di rielaborare e superare alcune loro paure e difficoltà, lontani dai propri genitori.
La proposta si colloca nel progetto di sostegno alla genitorialità che Mirella Treves, coordinatrice del nido e dei laboratori del “Paese delle Meraviglie”, ha avviato durante l’anno scolastico in corso, riscontrando molta partecipazione. Il metodo didattico della Treves parte dall’idea di mettere al servizio degli altri la propria esperienza di educatrice e di madre e di sostenere la coppia. L’obiettivo è diffondere serenità e tranquillità nei bambini, anche attraverso attività collettive, il racconto di favole e l’utilizzo di oggetti transizionali, come i pelouches. Dopo un primo momento di accoglienza, in cui i genitori hanno comunicato alle educatrici i bisogni particolari dei figli, i bambini sono stati coinvolti in diverse attività legate all’avventuroso progetto educativo: separarsi per una notte dai genitori, e viceversa fare in modo che genitori troppo apprensivi superino le loro preoccupazione per i piccoli.
«Il risultato più importante – dice Mirella Treves – è stato nella collaborazione di tutti per rendere possibile questa proposta. Ho sentito l’unità del gruppo, l’armonia, l’ascolto, il sostegno. Quando circola questo tipo di energia tra le persone tutto è possibile e quest’esperienza né è stata una dimostrazione concreta».

(RIVIERA OGGI – quotidiano di informazione di:
Nazzarena Ciabattoni – 21/05/08)

Psicomotricità : legarsi

La scoperta delle corde!

Sperimentare a fare i nodi e poi il desiderio di legarsi. Legarsi per essere unite nel gioco. Io corro qui e tu mi segui, io ti seguo così non ci facciamo male. Le corde che tracciano delle linee. Per terra, in aria …le linee che poi utilizzeremo a scuola. Tutto ha un senso, tutto è gioco. Un gioco che ci permette di esprimerci, di crescere, di evolvere ma soprattutto un gioco in cui siamo LEGATI a qualcuno.

E così, impariamo a relazionarci con la totale accettazione dell’altro.

Tutto ciò così, con semplicità, leggerezza e solo con un paio di corde

Creatività e scoperta del materiale

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Quante cose che si possono inventare nella stanza di psicomotricità.

Questa è stata proprio inaspettata! Un gioco che ha coinvolto un gruppo di 4 bambini che con cubi, mani e foulards si attivavano correndo,partendo da materassino, liberando le mani dai cubi, mettendole in cerchi: una specie di staffetta creativa e magica dove il gioco simbolico si è facilmente intrecciato con il gioco di squadra e di regole.

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Che soddisfazione per loro, ma anche per me, osservare quest’energia creativa organizzata che spontaneamente invadeva lo spazio trasformandolo in un luogo magico e sicuro colmo di contenuti per grandi e piccini!