Che gioia!!!!!

L’utilizzo dei cubi psicomotori permette di raggiungere degli obiettivi veramente importanti per lo sviluppo del bambino.

Ognuno prende quello di cui ha più bisogno: la bambina inibita che finalmente dopo vari incontri nella stanza di psicomotricità si sente libera nel suo corpo, nello spazio e con gli oggetti, il bambino con una forte rigidità che gioisce e si muove armoniosamente…. Alleanze, amicizie, conflitti ma comunque sempre tante emozioni che ci aiutano a crescere.

Abilità visuo-spaziali: le esercitiamo divertendoci

L’altro giorno ho proposto ad un gruppo di 3 bambine di prima elementare un gioco con il lego. “Vi propongo una cosa difficile oggi” , loro comunque, sempre felici di venire nella stanza di psicomotricità hanno accolto con entusiasmo il mio gioco\sfida. Tutte e 3 le bimbe hanno difficoltà di organizzazione spaziale. E’ da un po’ che ci lavoro ma sempre partendo dalla loro attività spontanea e poi inserendomi io nel gioco. Ma l’altro giorno ho voluto fare qualcosa per poter meglio interiorizzare il percorso fatto fino a quel momento. Inizialmente hanno costruito 1 piccola scultura di  lego. Poi ognuna l’ha messa su un cubo davanti a sé. Una bambina ci ha impiegato più tempo perché voleva fare una cosa troppo complicata, un’altra è stata velocissima e doveva pazientare per aspettare che le altre finissero, l’altra troppo precisa, continuava a rifarla perché non le piaceva.

In un esercizio, apparentemente semplice e banale, in un’ottica psicomotoria, c’è il mondo…..   E poi,   immaginati architetto!

organizzazione spaziale

immaginati architetto!

Concentrate, divertite, contente riproducono graficamente ciò che hanno costruito. Poi facciamo le foto O.S - basta capovolgereEd analizziamo dalle foto cosa abbiamo fatto bene e cosa male. E’ stato incredibile come si sono subito rese conto delle differenze….

Una grande soddisfazione per tutte e 4!O.S - ottimo

Psicomotricità: problem solving

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Lo scorso anno un bimbo ha portato il suo SLIME  nella stanza di psicomotricità, felice che finalmente mamma glielo aveva comprato. Mi ha chiesto se poteva giocarci con gli altri bambini. Ho accettato . Lo tiravano sullo specchio, sulla lavagna, ridevano …. Nel gruppo c’era anche un bambino con difficoltà di contenimento ed iperattivo. Non riusciva sempre a controllare il suo tono ed i suoi movimenti. Con la vivacità e l’ilarità lo SLIME ha iniziato a volare ovunque. Si stavano divertendo tantissimo.

Io, osservavo e cercavo di non intervenire.

Ad un certo punto lo Slime si è appiccicato sopra la porta. La faccia disperata dei 3 bambini che guardavano lo slime, impossibilitati a prenderlo. Il proprietario si è arrabbiato perchè non lo aveva lanciato lui, l’altro bimbo ha iniziato a piangere ed il terzo mi supplicava di prenderlo.

Si, mi veniva da intervenire subito: prendere lo SLIME e dire di metterlo via per fare un’attività più contenuta. Ma ho deciso di sfruttare la situazione.

Guardavo lo SLIME e dicevo << problema>>. Adesso trovate una soluzione per prenderlo. E così abbiamo passato 20 minuti di “problem solving” in gruppo.

E’ stato interessantissimo.

Prima hanno provato a prenderlo con le mani ma si sono resi conto che erano troppo bassi, poi hanno utilizzato i bastoni ma anche così non riuscivano, in seguito un bambino ha preso una sedia, vincendo la paura dell’altezza,  ma neanche così ci arrivava, gli altri, non molto più alti di lui dicevano << fammi provare a me >>  .

Alla fine hanno capito che potevano utilizzare bastone e sedia. Ma è sorto un problema nel gruppo. Chi l’avrebbe fatto? Chi avrebbe avuto l’onore di riuscire a tirare giù lo SLIME? Si è creata un po’ di tensione e poi hanno deciso che avrebbe provato il bambino che lo aveva lanciato . Gli altri lo rassicuravano e gli dicevano come fare, come muovere il bastone, ecc.

Alla fine sono riusciti!                        E,            com’erano felici

Ancora oggi si ricordano di quell’appuntamento così importante in cui hanno trovato una soluzione ad una situazione che inizialmente sembrava impossibile.

La lezione che ho ricevuto da loro è che anche la ricerca di una soluzione di un problema può essere fonte di piacere .

slime giallo (2)

RELAX

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relax

Relax lo dico io….è una mia interpretazione. Quello che so è che oggi sono entrati nella stanza molto arrabbiati ed agitati. Hanno costruito e distrutto continuamente, litigavano tra di loro. C’era conflitto. Lui non le faceva prendere nulla, lei si innervosiva. Lui diceva questo è il mio spazio e lei gridava “ma non voglio stare da sola, voglio giocare con te”. Sono andati avanti per una ventina di minuti. Mi sono sforzata di non intervenire. sapevo che stavano mettendo in scena la loro vita, le loro preoccupazioni, le loro tensioni. Io ero lì, presente ma non parlavo, non prendevo la parte di nessuno. E loro ogni tanto mi guardavano per essere sicuri che ci fossi. Ecco, la mia presenza gli ha permesso di dire, di tirar fuori tutto ciò. Non so cosa, non voglio interpretare. Raccolgo, sento le loro emozioni. ASCOLTO e loro nel gioco parlano, risolvono, dicono.

E poi, ad un certo momento trovano un accordo. Io sono il babbo, io la mamma, vieni, riposiamoci. E stanno lì, sdraiati, in silenzio, tranquilli e sereni. Non si muovono, si sfiorano appena, ognuno nel suo spazio ma in uno spazio condiviso.

Sono lì, insieme, rilassati ed in armonia.

Ed anche questa è la vita!

 

UNA CASA

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Piove e ci rinfreschiamo le mani 

I bambini giocano, si divertono…. costruiscono e creano spazi che li proteggono. Sono spiritosi e creativi. A volte ti spiazzano.

Appena sono arrivati, nel cerchio d’apertura, avevano già deciso cosa volevano fare. Vogliamo costruire una casa senza il tuo aiuto. Ci hanno provato un po’ di volte, dovevano trovare una strategia per mettere il tetto ed entrare. Quando sono riusciti, stavano zitti zitti dentro. Io chiedevo, ma è notte? state dormendo? Risatine….poi ad un certo punto hanno messo fuori le mani. Pioveva e si rinfrescavano. Tutti e tre insieme.

Un lavoro di gruppo eccellente e quanta complicità! Sembravano proprio una squadra!

Un percorso ed il gioco simbolico

Psicomotricità è anche costruire un percorso usando elementi diversi e poi utilizzarlo nel gioco simbolico.

Angela, una bambina con difficoltà di pianificazione mi ha chiesto un giorno di poter utilizzare tutto il materiale. Ho acconsentito….volevo vedere cosa avrebbe fatto. Interessante per me è stato osservarla e rendermi conto che sapeva esattamente cosa voleva costruire. Dove non arrivava mi chiedeva aiuto. Quella corda la devi mettere lì , quella gialla dall’altro lato, voglio mettere due bastoni uno sopra l’altro per fare un bastone lungo……Io l’aiutavo, ero a sua disposizione.

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Quando ha finito si è messa in un angolo e dopo poco ha iniziato a giocare

Prima ha fatto il percorso con andature, ritmi diversi, così, da sola. Poi ad un certo punto si è avvicinata al mattone giallo. Mi domandavo perché lo avesse messo in alto, non capivo il senso. Non le ho chiesto niente, non volevo influenzarla e bloccare la sua creatività.

Poi piano piano iniziavo a capire dove mi trovavo…..Ero su un isola in mezzo al mare e lei mi guardava con il binocolo. Era su una barca. Dopo un po’ ha messo la mano sul cono giallo facendo un rumore……. e si è messa a guardare nel mattone giallo.

Io la salutavo dall’isola ma non mi rispondeva più, era come nel suo mondo, continuava a guardare nel mattone giallo. Poi mi ha detto “sembri proprio un pesce!” e rideva. Io mi sono trasformata in pesce, in balena, in delfino e lei mi guardava felice.

Mentre sistemavamo mi ha raccontato che aveva sognato tutto ciò, una barca nel mare che si trasformava in sottomarino, bastava schiacciare un grande bottone giallo!

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PSICOMOTRICITA’ e improvvisazioni per formarsi

Una sostanziale caratteristica della psicomotricità consiste nell’elemento cinetico-visivo che assume il ruolo di elemento di scambio di informazioni, di emozioni e sentimenti, tra conduttore e partecipante e tra partecipanti.

La comunicazione avviene per mezzo di modi complessi che convivono in un unico sistema di messinscena interdisciplinare e globale. Il corpo, il gesto, la posa, il movimento, i sentimenti, le emozioni e la voce convivono e contemplano un unico processo comunicativo.
La comunicazione è anche un’azione di recupero del “gesto” e dell’espressione di tutto il corpo. Significa utilizzare i mezzi “naturali” di comunicazione sociale al posto dei mezzi “tecnici” della comunicazione di massa. Comunicare con il corpo è anche un mezzo per condividere l’alterità intellettuale contrapposta all’invasione del mondo concreto in cui l’uomo contemporaneo è perseguitato senza tregua.

Offro  stages formativi anche su questo, con lo scopo  di fornire alcuni elementi per scoprire e sviluppare nuovi mezzi di comunicazione attraverso una serie di esercizi e improvvisazioni.
Improvvisazioni in silenzio: questo per favorire la scoperta di altre modalità comunicative e per inserire la parola in un secondo momento rendendola più efficace.
Lo stage offre quindi la possibilità di approfondire ogni aspetto della comunicazione non verbale.