DIPENDENZA

Questo argomento è il risultato di mie considerazioni personali, non ha nessun valore scientifico.

Perchè parlare di “dipendenza”?
Chiunque, credo, si è incontrato prima o poi, direttamente o indirettamente, con uno dei suoi molteplici oggetti: alcol, nicotina, cibo, lavoro, droga, gioco d’azzardo, internet, cellulari, televisione, gratta e vinci, legami affettivi, shopping, sesso, e chi più ne ha ne metta.

spirale

Purtroppo, e non a caso, ciò che crea dipendenza si trova facilmente sul mercato ed è spesso oggetto di pubblicità. Sono particolarmente sensibile alla dipendenza da alcol, sta coinvolgendo velocemente, anche qui in Italia, come già avevo intuito anni fa dai miei riferimenti internazionali, adolescenti e giovani. Non meno preoccupante è la dipendenza da telefoni , videogames e televisione che si sta espandendo a macchia d’olio. Un piccolo appello alla prevenzione. Se siamo consapevoli di ciò, con i nostri figli, forse, con il giusto atteggiamento (quale?), possiamo sostenerli a non innescare tale meccanismi nella loro vita.
Nella mia vita ho incontrato persone “dipendenti” (alcol, droga, cibo, nicotina, farmaci, shopping, relazioni disfunzionali) che ce l’hanno fatta. Sono riuscite con fatica, pianti, emozioni forti, tremori a “liberarsi” da ciò che li controllava e dominava. Sono riuscite a camminare sul sentiero della vita in contatto con se stesse e senza timore delle lacerazioni interne che provavano. Questo mi da speranza. Vedere una donna che dopo anni di comportamenti compulsivi si è distrutta ed è riuscita a prendere in mano la sua vita è sicuramente un grande insegnamento. Non è mai tardi per cambiare. Qualsiasi sia la nostra età possiamo cambiare, possiamo crearci una vita che corrisponda ai nostri valori e ai nostri desideri. Anche le dipendenze, se trasformate, da soli non è facile, meglio cercare l’aiuto di un gruppo, di una guida, possono rivelarsi un’esperienza di vita che ci fortifica e ci forma profondamente.
Non riuscivo a capire bene il meccanismo di un “mangiatore compulsivo”, chi è dipendente dal cibo, finchè una persona, eravamo al telefono, mi ha detto: <<tu non capisci, io ho dei raptus, mangio veramente tutto, anche uova, pasta cruda, prendo a manciate i cereali ed in un minuto finisco una, due scatole, quando sono in casa e ci sono dei biscotti è come se mi chiamassero, non riesco a studiare, sento che mi chiamano e finchè non li mangio, loro sono lì, che mi impediscono qualsiasi attività>>.
La dipendenza ti porta ad isolarti, c’è chi mangia, chi beve da solo, si nasconde. Se non l’abbiamo vissuto, credo che non possiamo renderci conto di quello che significa. Dopo un’abbuffata, dopo una forte bevuta si sta male fisicamente, dopo aver fatto uno shopping compulsivo, dopo aver giocato fino all’ultimo centesimo, dopo essere stati coinvolti in relazioni sessuali “malate”, fisicamente ci si sente male, ma è proprio questo malessere, questo senso di colpa che per un paio d’ore ci mette in contatto con la nostra forza, con il desiderio di farcela. Purtroppo dopo un po’, i biscotti, l’alcol, la droga, la nicotina, ci chiamano, i pensieri compulsivi di soldi, sesso, lavoro si fanno sempre più presenti in noi e non reggiamo. Ancora una volta… e così, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anni dopo anni. Un’alternanza di morte e speranza. Ritmo che vivono le persone con le quali siamo in contatto quotidianamente. Vivono la disperazione, l’impotenza, il non amore e poi la speranza, l’illusione. Un circolo vizioso difficile da interrompere.
Non è facile ma possibile.
Le dipendenze si innescano velocemente. Ricordo che mia figlia, con una babysitter, guardava sempre, alla stessa ora i cartoni delle” Winx”. Un giorno dovevamo uscire e la bambina ha iniziato a gridare, strillare, buttarsi per terra e a manifestare comportamenti che purtroppo sono così familiari a molti genitori. Ho affrontato la situazione. Il giorno dopo ho deciso che dovevo impedirle di vedere quel cartone per aiutarla a rompere questa routine. Mi sono resa conto che già si era innescata in lei una certa dipendenza. Non potevo eliminare l’oggetto così, di botto. Aveva delle vere e proprie crisi di astinenza: rabbia e violentissime reazioni. Non è durato molto, ma ho dovuto gradualmente e con strategie inventate sul momento o rubate agli esperti, sostenere mia figlia a distaccarsi da questo cartone animato.
Per risolvere delle dipendenze ci vogliono strategie, sostegno, dolcezza.
Mentre viviamo una crisi di astinenza, fisica o psicologica, gli effetti sono devastanti.
Non è facile, è possibile.
In America, ora anche qui, si sono diffusi gruppi di auto aiuto che hanno raggiunto grandi risultati (Programma dei dodici passi, gruppi presso strutture ospedaliere, eccetera, solo per citarne alcuni). Da loro, ho rubato, per la mia vita, alcuni concetti. Uno che credo sia molto efficace è “un giorno alla volta”, che poi io ho trasformato in “un minuto alla volta”. Non devo pensare che non utilizzerò quell’oggetto, quella sostanza, con il quale sono in una relazione di dipendenza, per tutta la vita, ma solo per un minuto, per un’ora, un giorno. E poi, i giorni diventano mesi, anni. Ho anche capito che se vivo con un alcolista, un tossicodipendente, ecc, anch’io sono “dipendente” dalla persona dipendente, sono cioè in una relazione di “co-dipendenza”.
É’ come se fossi drogata dallo stress, dai ragionamenti malati, dalla necessità di controllare sempre il comportamento di chi mi sta accanto.

Da giovane ero familiare a situazioni drammatiche colme di tensione. Ed è in queste situazioni che mi sentivo “bene”. Ricordo che quando convivevo con il mio ragazzo, prima di andare a condurre un gruppo, litigavo sempre. Drammi, tensioni. Poi conducevo il gruppo ed ero serena, completamente presente. Ho impiegato tante litigate per capire che ero io che avevo bisogno di creare questo malessere, a me molto più familiare della serenità, per poter affrontare situazioni di sfida (in quel caso condurre i miei primi gruppi). Ricreavo emozioni vissute nel mio passato.
Dopo mesi di lavoro su di me ho iniziato a “stare bene e sentirmi a mio agio” anche in situazioni serene, ed a permettermi di viverle con accettazione sebbene avessi sempre paura che era un’illusione, che dopo sarei caduta nel vortice, come avveniva con mia madre. Non beveva per alcuni giorni, io stavo bene, e poi… uscivo da quella tranquillità con immagini e situazioni devastanti.
Chi vive con di chi ha un problema di dipendenza prova ansia (il dipendente ha dei frequenti sbalzi d’umore), paura (specie quando il familiare malato è anche violento), insicurezza economica, mancanza d’affetto, senso di vergogna e isolamento.
Sono condizioni pensantissime per un coniuge o un genitore, ma forse ancor più forti per un figlio, che crescendo non riceve l’amore e l’attenzione cui avrebbe diritto, e assorbe sensazioni di paura e incertezza a un livello molto profondo.
Prendendoci cura della nostra vita, lavorando sulle emozioni, sull’autonomia personale e sulla serenità possiamo di riflesso aiutare l’altro. Non possiamo assolutamente pensare di “salvare” l’altro, di cambiare o aiutare l’altro direttamente.
Non è facile ma è possibile.
Ed è proprio con questo “non è facile ma possibile” che vorrei concludere queste piccole considerazioni.
Vivere gioiosamente in armonia con se stessi, gli altri ed il mondo, non è facile ma possibile.
Iniziamo e continuiamo a navigare in questo mare spesso in tempesta, è faticoso, lo so, a volte è estenuante, ma siamo in tanti in questa barca. Ci sono tantissime persone in tutto il mondo che stanno vivendo sensazioni, emozioni, difficoltà, non uguali ma simili a noi.
Non è facile ma è possibile!

Alcuni spunti rubati qua e là
Per dipendenza si intende:

  • condizione di chi dipende da, di chi non può fare fisicamente o psichicamente a meno di… impossibilità o incapacità di essere autonomi;
  • assuefazione a una sostanza la cui sottrazione induce disturbi fisici e psichici;
  • alterazione del comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti.
    Distinzione di dipendenza fisica e dipendenza psicologica
    Provoca: sbalzi di umore, perdita temporale, mal di testa ecc…

Dipendenza da:

  • Internet: (Internet addiction disorder – IAD) : bisogno compulsivo di collegarsi alla rete telematica e di utilizzarne i servizi. – “Con la Internet-dipendenza si entra in un mondo staccato dalla realtà. I videogiochi hanno raggiunto dei livelli talmente raffinati che si entra in una realtà virtuale e si ha l’impressione di vivere in questa realtà “ (Massimo Ammaniti). 
    Da novembre 2009 all’Ospedale Policlinico Il Gemelli è stato aperto il primo ambulatorio ospedaliero italiano specializzato nella dipendenza da Internet;
  • Cibo; (Mangiatori compulsivi (Overeaters): non è solo quanto viene ingerito che definisce un mangiatore compulsivo, ma anche i modi in cui si cerca di controllare il cibo e il peso. Alcune persone mangiano in segreto, altre apertamente. Alcune mangiano in eccesso in modo sempre più grave, altre si abbuffano e vomitano. Alcune usano lassativi e diuretici, altre digiunano, mentre altre ancora compensano con un eccessivo esercizio fisico. Tutti i mangiatori compulsivi hanno una cosa in comune: sono spinti da forze che non comprendono a continuare con il loro irrazionale comportamento con il cibo;
  • Gioco: persone intrappolate nella dipendenza dal gioco, che oggi ha tante forme. C’è chi brucia somme ingenti al tavolo da poker, ma anche la casalinga che non sa smettere con il ”Bingo”, o chi non riesce a dedicarsi ad altro che a schedine o lotterie. Questa dipendenza produce tra le altre conseguenze inaffidabilità sul lavoro, insicurezza economica, alienazione dagli affetti più cari (perché il gioco diventa l’unico pensiero);
  • Shopping: bisogno compulsivo di fare acquisti, chi non può fare a meno di comprare, spendendo denaro. Spendere può essere un’attività compulsiva messa in atto per riempire un vuoto interiore. Ben lo sanno tutte quelle donne che soffrono di shopping compulsivo, e spendono i propri soldi (o quelli del marito) per oggetti di cui non hanno reale necessità. Spendere, gestire grandiosamente e sventatamente il denaro, e anche fare debiti possono dare una sensazione di euforia momentanea che funziona come una droga.

 

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FORMAZIONE

Spesso ripenso con un sorriso alla confusione di mio padre rispetto a tutti gli studi, i corsi e gli stages a cui volevo partecipare da ragazzina: teatro, psicologia, filosofia, clownerie, counseling, psicomotricità, eccetera; non riusciva a capire in che direzione stavo andando.

waw bastava così poco

Anche le mie esperienze professionali, affiancate sempre da aggiornamenti, corsi e momenti formativi, erano varie: bambini, adolescenti, ragazzi a rischio, handicap, eccetera.

Un giorno gli ho detto: <<questa è la direzione in cui sto andando: fare tante esperienze diversificate>>. Alla base di tutto questo c’è il mio bisogno di stare bene, di superare le esperienze traumatiche che ho vissuto, di continuare a “formarmi” per vivere più serenamente. Il mio lavoro dovrà coincidere, quindi, con il mio obiettivo di vita: serenità per me e per tutti coloro con cui entrerò in contatto.

Per raggiungere questo obiettivo è stata fondamentale “la formazione”.

La “formazione permanente” è utile e, secondo me, fondamentale per la crescita personale e professionale.

L’elemento primario del processo di maturazione degli individui che desiderano non soltanto acquisire ma anche migliorare il proprio essere genitore oppure il proprio esercizio professionale, consiste nel raggiungimento della consapevolezza del non riuscire a svolgere la propria attività basandosi esclusivamente sulla “cultura dell’agire; di fatto sarebbe necessaria anche un’ elaborazione e una sistematizzazione progressiva delle teorie e delle esperienze.
Ciò che intendo per ”formazione” è rivolta, quindi, a tutti coloro che stanno cercando di vivere e di agire con maggior consapevolezza, in particolare a: genitori, educatori, animatori, insegnanti, logopedisti, psicomotricisti, neuropsicomotricisti e a tutti i professionisti che svolgono un attività di relazione.

Il Coaching è anche …….

Credo che sia capitato a tutti almeno una volta di sentirsi che ……  non c’è via d’uscita,  sono in gabbia,  sono in un vicolo cieco: sensazioni che ci dicono: non c’è soluzione.

Impossibile!!!! A tutto c’è una soluzione. Anche se gli eventi non dipendono solo da me e devo continuare a rapportarmi con gli altri per individuare il percorso, la strategia migliore….e se gli altri sono più confusi di me e non sanno cosa fare, e cambiano, cambiamo idea ogni momento e mi sento confusa, giù, impotente, senza speranza, eccetera eccetera……………..c’è sempre una soluzione. Tutto si modifica e cambia a prescindere dalle mie azioni.

E, se mi sento veramente lì, al buio, nel vicolo cieco posso provare a prendere matite colorate, pennelli o pastelli ed iniziare a buttare giù linee e macchie su un foglio bianco…..chissà, forse può essere utile.

Let me know!

ADHD

ADHD
(Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder – Sindrome da deficit di attenzione e iperattività) e ADD (Attention-Deficit-Disorder – Sindrome da deficit di attenzione) come pretesto per parlare di comportamenti presenti in molti bambini di oggi.

adhd

Per una diagnosi di ADHD bisogna basarsi su una valutazione accurata del bambino condotta da un Neuropsichiatra Infantile con esperienza sull’ADHD, o da operatori della salute mentale dell’età evolutiva con specifiche competenze. La valutazione, colma di strumenti studiati ad hoc, solitamente coinvolge anche genitori ed insegnanti e tiene in considerazione i fattori sociali.
Quasi tutti i bambini che seguo in studio  presentano difficoltà di attenzione e difficoltà a stare fermi. Pochi di loro hanno diagnosi di ADHD o ADD. Ho deciso comunque di dare un po’ di spazio a questo disturbo perchè li tocca superficialmente e l’intervento è simile. Ma non vorrei che, leggendo il testo che segue, iniziaste a mettere un etichetta su vostro figlio. Vostro figlio è ciò che vi comunica ed è con questo che ci rapportiamo, al di là di qualsiasi definizione di patologia, definizione che spesso genera in noi ansia e paura e sicuramente non ci sostiene nell’accompagnamento alla crescita di quel essere che abbiamo nel nostro cuore.
Il Disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività (ADHD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria, questo in molti casi impedisce il normale sviluppo e l’integrazione sociale dei bambini. Solitamente presentano anche disturbi specifici dell’apprendimento, come la dislessia e la disgrafia, e mettono in atto comportamenti provocatori ed oppositivi nei confronti sia di adulti (genitori, insegnanti) che di pari. Le cause di questo disturbo non sono ancora note (potete navigare in rete e trovare tantissimo materiale), comunque: dal mio punto di vista, il fattore ambientale contribuisce all’esponenzialità del sintomo.
Non sto assolutamente “dando la colpa” ai genitori, ma ritengo che essi possano fare tantissimo per la crescita del proprio figlio, modificando a volte delle “piccole cose”. Con “piccole cose” intendo in realtà un grande lavoro di consapevolezza, contenimento e ascolto, atteggiamento di non facile applicazione nella turbolenza e nella mancanza di serenità della vita odierna.  Relazionarsi con un bambino con tali difficoltà può contribuire notevolmente al nostro sviluppo personale.

I bambini che ho incontrato mi hanno insegnato a trovare strategie per incrementare e sviluppare:

  • Pazienza: passano da un’attività all’altra, spesso si annoiano su un compito;
  • Tecniche di concentrazione: per riuscire a prolungare la loro concentrazione (rapidità nell’esecuzione di un compito, comprendere l’importanza delle tappe, …) ho inventato giochi di visualizzazione, velocità, che utilizzo anche nella mia quotidianità;
  • Ordine per raggiungere un risultato: mi sono resa conto che il disordine, perdono le cose, nell’astuccio a volte non c’è la penna, impedisce di svolgere i compiti;
  • Comunicazione con gli altri: sembra che non sempre ascoltano mentre parlo, parlano senza sosta;
  • Consapevolezza corporea: mentre si dimenano sulla sedia, quando stanno in piedi e continuano a muoversi, quando toccano tutto quello che c’è sul tavolo, penso a quello che comunicano il mio corpo e la mia postura;
  • Calma: tecniche di rilassamento;
  • Molti bambini di oggi, agiscono senza tener conto delle conseguenze, ridono spesso, con o senza un motivo reale, pronunciano frasi negative nei confronti dei compagni, proprio come i bambini con diagnosi ADHD. Ma questi ultimi lo fanno con più frequenza. Disattenzione e comportamento iperattivo non sono gli unici problemi che hanno; a volte si associa ODD (Disturbo oppositivo provocatorio) ed il disturbo del comportamento con frequenti attacchi di collera e aggressività;
  • Le terapie usate per curare l’ADHD includono interventi psicomotori, psico-educativi, terapie familiari ed anche, in alcuni casi, terapie farmacologiche (con tutte le controversie connesse);
  • La terapia è un percorso che coinvolge quasi sempre figure professionali diverse: Neuropsichiatra Infantile, Psicomotricista, Pediatra, Psicologo dello Sviluppo da un punto di vista clinico, e pedagogisti, educatori ed insegnanti da un punto di vista formativo. Fondamentale è sempre il coinvolgimento attivo della famiglia.

I bambini con difficoltà di attenzione e/o iperattivi, in studio, hanno risposto molto bene alle mie proposte di rilassamento, grounding e concentrazione sul respiro.
Quando l’ho proposto, le prime volte mi sembrava una sfida grandissima. Come potevo solo immaginare che un bambino, o addirittura tre bambini in un piccolo gruppo, con queste difficoltà, potessero rimanere seduti, con le gambe incrociate, e concentrarsi sul respiro? Oppure stare sdraiati a terra, rilassare il corpo e fare delle visualizzazioni? Oppure ancora, stare in piedi, sentire le radici che crescono sotto i piedi e stare fermi, immobili, nonostante le mie provocazioni?
Ho seguito il mio cuore… Ho detto loro che gli proponevo degli esercizi per gli adulti, che poi avrebbero potuto fare casa, con i loro genitori…. Ha funzionato! Hanno sperimentato quello stato di calma e concentrazione e pian piano c’è chi è riuscito ad integrare l’esperienza anche in contesto scolastico o familiare.

Questi bambini iperattivi e con difficoltà di attenzione…, speciali, e con mille risorse, la loro imprevedibilità può essere positiva!

EDUCAZIONE AL MOVIMENTO

Vi chiedo di focalizzare per un attimo la vostra attenzione sul termine “movimento”.

bambina che vola
Vi sarete resi conto che dove c’è movimento c’è cambiamento, crescita.

Prima si era in un punto e poi ci si ritrova altrove, si va avanti, si è proiettati nel futuro. Il movimento è vitale, se un bambino alla nascita non si muove, sicuramente è morto. Anche se è lì, nello stesso punto, fermo, il suo cuore si muove, le manine, la testa. Se vivo mi muovo, anche se sono costretto su una sedia a rotelle qualcosa in me si muove, mi attivo e gli altri si attivano per circondarmi di movimento. Il movimento è senz’altro un atto di relazione; comunicazione.
Educazione al movimento intesa come consapevolezza della comunicazione del movimento, dell’importanza di uno sviluppo psicomotorio armonico.
Osserviamo il movimento dei bambini. Si muove? Come si muove? Cosa ci vuole dire? Ed è dalla lettura di quest’osservazione che possiamo valutare se c’è qualcosa di non armonico, se il bimbo ha bisogno di sperimentarsi di più, di essere aiutato in alcune tappe. Chissà, forse non gattona
perchè lo lascio sempre nel box, forse non gira la testa quando lo chiamo perchè c’è sempre la televisione accesa a casa mia, oppure non cammina perchè lo sto ancora allattando, chissà?

Lo sviluppo motorio di un bambino è un processo che segue con gradualità una determinata sequenza, procede da solo, in modo naturale, grazie agli stimoli dell’ambiente, senza particolari esercizi.
É comunque utile favorirgli una spontanea voglia di muoversi considerando la sua tappa evolutiva (sgambettare liberamente, sguazzare nell’acqua, girarsi, rotolare, provare a mettersi seduto ed in piedi, a errare gli oggetti, arrampicarsi, saltare, correre, pedalare). É possibile, inoltre, stimolare i suoi organi di senso che gli permettono di entrare in relazione con l’altro e con l’ambiente.
Ogni bambino segue un suo personale ritmo di crescita, può essere che sviluppi capacità in tempi diversi rispetto ai coetanei; non per questo è da considerare più o meno “sveglio”: è solamente se stesso, con caratteristiche che lo rendono un essere unico.
É altrettanto importante ricordarsi che ogni bimbo, in qualunque momento della sua vita, è in grado di apprendere, di provare emozioni e di avere delle preferenze, è per questo motivo che
occorre fornirgli stimoli adeguati nel rispetto dei suoi ritmi di sviluppo e delle sue esigenze, valorizzando le sue doti innate.
Fermiamoci e osserviamo. É fondamentale anche qui “muoversi” in un’ottica preventiva. Sono convinta che con l’educazione al movimento, così intesa, ci educhiamo al movimento della vita, alla crescita ed alla flessibilità mentale.

ALLATTAMENTO

allattamentoSono  mamma  di  due  figli,  ormai  grandi.  Sono  loro  i  miei  maestri  di  vita!  Li  ho  allattati.  Mi  sono  sentita  un’eroina  a  riuscire  a  fare  la  cosa  più  naturale  al  mondo:  allattare.  Se  la piccola,  la  mia  primogenita,  piangeva,  le  persone  intorno  mi  dicevano  che  non  avevo abbastanza  latte,  che    non  cresceva  (anche  se  il  primo  mese  è  cresciuta  800 grammi),  che aveva  tutti  i  brufolini  in  faccia  a  causa  del  mio  latte  “acido”,  che  qui,  che  lì.  Per  riuscire  ad allattare  ho  dovuto  proteggermi  da  tutte  queste  influenze  negative  e  disturbanti.  Ero  stanca ed  ho  passato  notti  sveglia  ad  attaccarla  al  seno  ogni  ora,  mi  facevano  male  i  capezzoli, ingrassavo  perché  ricompensavo  con  il  cibo.    Che  fatica,  ma  ce  l’ho  fatta.

Un’amica svedese  mi  ha  dato  un  libro  a  sostegno  dell’allattamento  materno  in  cui    le  autrici spiegavano  che  la  percentuale  di  patologia  e  reale  difficoltà  nell’allattamento  al  seno  è bassissima.  Quando  dopo  quattro  anni  ho  avuto  il  mio  secondo  figlio,  mentre  lo  allattavo, non  mi  sentivo  più  un’eroina,  era  normale,  piacevole,  pochi  pianti,  poche  notti  insonni, sorrisi,  risate.

Ora,  a  seguito  della  mia  esperienza  personale  e  dopo  aver  seguito  mamme  in  difficoltà sono  stata  definita:    “esperta  in  allattamento”.  Le  situazioni  difficili  si  sbloccano  con facilità.  Nei miei  interventi  domiciliari,  lavoro  direttamente  con  la  mamma  ed  il  neonato coinvolgendo,  ove  possibile,  anche  il  papà.    ( L’appoggio  e  l’aiuto  affettuoso  del  padre favoriscono  sia  il  legame  tra  madre  e  bambino  che  il  suo  rapporto  padre/figlio)  .  Se  la postura  è  corretta,  se  il  neonato  apre  bene  la  bocca  e  succhia  l’aureola  e  non  solo  il capezzolo,  e  se  la  mamma  non  è  troppo  stanca,  l’allattamento  funziona.  L’allattamento  al  seno    è  stato    il  modo  migliore  di  nutrire  i  miei  figli    nei  loro  primi  mesi  di vita.

Il  latte  materno  è  un  alimento  facile  da  digerire  e  da  assorbire  e  presenta  moltissimi vantaggi:  sono  cresciuti  bene,  ha  facilitato  la  nostra  relazione,  penso  che  li  abbia  anche protetti  dalle  malattie  e  che  abbia  rinforzato  il  loro  sistema  immunitario,  si  ammalano raramente.    Ho  risparmiato  economicamente  tantissimo  e  ovunque  mi  trovassi  potevo nutrirli.  Viaggiare  con  loro,  quando  erano  piccoli,  non  era  un  problema!  Per  la  sua  composizione,  il  latte  materno,  risponde  completamente  alle  esigenze nutriive  nei  primi  sei  mesi  di  vita  del  bambino  variando    a  seconda  dei  suoi  bisogni.

Esistono  diversi  tipi  di  latte:•il  colostro:  prodotto  nei  primi  4-5  giorni  dopo  il  parto,  prima  della  montata  latte,    è  un liquido  giallino,  ricchissimo  di  anticorpi  il  latte  di  transizione:  è  quel  latte  la  cui  composizione  inizia  a  variare  per trasformarsi  da  colostro  a  latte  maturo il  latte  maturo:  è  meno  ricco  di  proteine  e  più  ricco  di  grassi.  La  consistenza  del  latte  materno  e  la  sua  composizione  variano  nell’  arco  di  una  stessa poppata:  all’  inizio  è  più  diluito,  per  rispondere  alla  sete  del  neonato,  poi  diventa  più consistente  a  causa  della  maggior  presenza  di  grassi.  Questo  meccanismo  provoca  nel neonato  un  senso  di  sazietà,  permette  un  miglior  riposo  ed  una  migliore  regolazione  dell’appetito Io  ho  utilizzato  l’  allattamento  ”  a  richiesta  “,  almeno  nel  primo  periodo,  poi,  lentamente  ho regolarizzato  gli  intervalli  tra  una  poppata  ed  un’  altra. L’allattamento  al  seno  mi  ha  aiutato  a  prendere  coscienza  delle  mie  responsabilità  ed  ha senz’altro  rafforzato  la    sicurezza  in  me  stessa  e  nel  mio  intuito,  strumenti  che  ancor  oggi sono    preziosi  in  tantissime  circostanze  che  vivo  con  o  senza  i  miei  figli.

ENERGIA … dei bimbi

A volte, in realtà spesso, nella sala di psicomotricità ci sono tante emozioni, si muovono energie….Energie che ci permettono di crescere….. Sarà un caso, che dopo alcuni appuntamenti in cui i bambini creavano barricate di cubi psicomotori per bloccare la porta – “così non entrano i piccoli – forza blocchiamo! – dai, aiutami” i bambini sono più contenuti anche a scuola, in famiglia, al parchetto? Mettendo tutti i cubi davanti alla porta si sono protetti, da cosa non si sa, ognuno di loro ha il suo vissuto personale. questa “protezione” questo contenimento fai da te gli ha permesso di interagire con maggior serenità nel loro ambiente. Mi piace questa foto, mi piace perchè si percepisce la forte energia, il movimento  che c’è. Il movimento della vita, della crescita. E, per magia, questa crescita si riflette anche su di me, lo psicomotricista che facilita e permette ciò. Grazie bimbi!