Lo specchio nella sala di psicomotricità

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Durante alcune  attività individuali ma anche di gruppo i bambini  utilizzano  lo specchio che, appeso alla parete, offre loro esperienze diverse e favorisce il  percorso di crescita. Vedere e riconoscere  la propria immagine riflessa è un’esperienza divertente e può facilitare l’espressione e lo sviluppo del gioco psicomotorio.

Ho incontrato anche  bambini che, con seri problemi di identità, inizialmente non si riconoscono. 

In alcuni casi, accanto al bambino, davanti allo specchio, faccio  delle smorfie in risposta alle sue, iniziando un gioco con lo specchio. Osservo e capisco che lui mi riconosce e poi, gradualmente inizia a riconoscersi e a fare delle smorfie “più esagerate”.

Per alcuni bambini invece l’attrazione verso lo specchio e verso la propria immagine è particolarmente intensa.

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Mi guardo, mi riconosco e conosco le parti del mio corpo

Credo che in una stanza di psicomotricità non debba mai mancare uno specchio . Al limite lo si può coprire in alcune situazioni.

E’ fonte di crescita, scoperta e gioco.

Strumenti per la gestione della classe

“Il concetto di gestione della classe include tutte le cose che l’insegnante mette in atto per promuovere l’interesse e la partecipazione dell’allievo nei confronti delle attività di classe e per stabilire un produttivo ambiente di lavoro” J. Sanford, B. Clements, E. Emmer

Ma che fatica che fanno oggi gli insegnanti!

Le classi sono sempre più difficili: gli alunni hanno problematiche personali e famigliari, ci sono molti bambini con DSA, BES, sono classi multiculturali…

Per questo è importante che l’insegnante riesca a organizzare e pianificare meticolosamente la vita di classe. Ecco alcuni spunti di Jere Brophy che era uno psicologo educativo americano e un illustre professore di formazione degli insegnanti alla Michigan State University:
• Lo spazio deve essere attentamente spartito in settori utili alle varie attività educative.
• Gli strumenti didattici da usare devono essere di facile utilizzo da parte degli allievi in modo tale che possano essere sposati all’occorrenza in breve tempo
• Gli spostamenti nella classe devono essere sollecitati per permettere la comunicazione più efficace e lo scambio di informazioni
• Le lezioni devono essere chiare e facilmente comprensibili dagli allievi.
• L’autocontrollo personale deve essere assunto come uno dei maggiori pilastri di un lavoro di classe.

Che dire? Mettiamocela tutta!

Testimonianze

…Ero mamma di un bambino di un anno e mezzo, che frequentava il nido comunale e leggo di questa iniziativa mezza disposizione per le mamme come me: incontri tra le mamme con un percorso di “improvvisazione teatrale”. Mi affascina.
Ci vado e incontro, insieme ad altre mamme, la nostra “guida”, Mirella: sorriso aperto, occhi penetranti, look originalissimo, poche parole dirette, oneste e dense …poi tanta vera improvvisazione su come è essere mamme, donne, mogli, fragili, forti, con paure, angosce, desideri; con l’inadeguatezza, da tutte condivisa, di essere mamme, di avere a volte solo voglia di non sentire nulla e dormire, con la vergogna del rifiuto provato di fronte al nostro bambino col desiderio di chiedergli scusa e dirgli che lui è il cuore del nostro cuore.
Mirella ci ha tirato fuori, quell’anno, tutto questo e molto di più, al ritmo di scenette, in cui ognuna di noi recitava il ruolo di se stessa o del marito o del bambino, come ognuna di noi lo vedeva.
Sedute in cerchio a terra, con la campanella tibetana, con le maschere del teatro greco sul volto a dare emozione alle nostre emozioni, una di fronte all’altra ad urlare dando voce alla rabbia fino a piangere di un pianto liberatorio, ridendo e superando timidezza e ritrosia. Alla fine abbiamo anche mostrato, con un piccolo spettacolo, il nostro percorso dell’anima di quelle, che resteranno nel mio cuore, per sempre, le “mamme attrici””.
Questo è stato il mio incontro con Mirella, splendida attrice dei sentimenti che in un momento delicato della mia vita, mentre con tante domande mi affacciavo alla più bella avventura, essere mamma, mi ha aiutato a conoscere, sorridendo, una parte di me tirando fuori il coraggio di mostrarla anche agli altri e, soprattutto, al mio bambino. Grazie Mirella.

Nicoletta

Disturbo oppositivo provocatorio a scuola

Collaboro con tantissimi insegnanti che in classe hanno uno o più casi di bambini con disturbo oppositivo provocatorio. Non è per niente facile per loro!

Nonostante si appellino a tutte le strategie educative corrette che conoscono per aiutare l’alunno a inserirsi all’interno della classe con un comportamento adeguato, sono sovente demoralizzate e chiedono indicazioni e supporto a noi esperti.

Ma cosa fanno questi bambini in classe? Come sono?

disturbo oppositivo

Il bambino si rifiuta di seguire le lezioni o fare i compiti, risponde alle maestre, a volte da calci o ha reazioni emotive eccessive, esce di classe senza chiedere il permesso, distrae gli altri compagni, non rispetta alcuna regola di convivenza sociale.

 

L’insegnante si ritrova da solo, in un situazione difficilissima da gestire.

Collaborando con gli insegnanti abbiamo capito che :

  •  il principale obiettivo è di  creare un rapporto positivo e di fiducia, in modo che il bambino si senta apprezzato e capito in ogni momento.
  • gli atteggiamenti rigidi e autoritari sovente  aumentano  l’ostilità di un bambino con disturbo oppositivo provocatorio.
  • è importante utilizzare rinforzi positivi in modo da stimolare la sua partecipazione e il suo interesse.
  • individuare quali possono essere le sue abilità specifiche e promuoverle è fondamentale
  •  per aiutare i bambini oppositivi è utile promuovere attività di gruppo in cui si favorisca la cooperazione ed il legame con il resto della classe facendo attenzione a non incentivare la competizione.

Le doti richieste ad un insegnante con un bambino con disturbo oppositivo provocatorio sono la dolcezza, la fermezza e la pazienza considerando che l’aspetto più difficile è proprio quello del rispetto delle regole. Utile si sono rivelate essere per questo anche premi e gratifiche e l’utilizzo della “token economy”.

 

LA GESTIONE DEI CONFLITTI

NOI GENITORI e LA GESTIONE DEI CONFLITTI: coaching come strumento di supporto alla genitorialità 

Questa proposta, che apparentemente è simile a centinaia di altre sul mercato, si è rivelata essere un’idea vincente! Forse perché mi viene naturale utilizzare tutti gli strumenti che ho per poter offrire un po’ di serenità e speranza, non so…

immagine coach genitori

L’affluenza dei genitori con le loro preoccupazioni e dubbi all’inizio, e poi, alla fine dell’incontro sguardi rilassati, speranzosi, decisi, sereni…“Già dopo il primo incontro mi sentivo diversa” .

C’è chi torna dopo 10 anni, i figli ormai stanno finendo l’università e “Sono tornata perché Mirella mi da così tanto che non saprei neanche come dirlo, è come un’accelerata, mi riattivo solo ad essere qui” .

C’è chi fa 500 km solo per sentire una mia conferenza e mi ripete “sei il mio mito” e ci scherziamo sopra. Non sono il mito di nessuno.

Sono una mamma con mille problemi, dubbi e difficoltà come tutti voi. 

Nei miei incontri l’unica cosa che faccio è mettere a disposizione tutti gli strumenti che mi hanno aiutato  nel corso della mia vita

Che gioia!!!!!

L’utilizzo dei cubi psicomotori permette di raggiungere degli obiettivi veramente importanti per lo sviluppo del bambino.

Ognuno prende quello di cui ha più bisogno: la bambina inibita che finalmente dopo vari incontri nella stanza di psicomotricità si sente libera nel suo corpo, nello spazio e con gli oggetti, il bambino con una forte rigidità che gioisce e si muove armoniosamente…. Alleanze, amicizie, conflitti ma comunque sempre tante emozioni che ci aiutano a crescere.

Abilità visuo-spaziali: le esercitiamo divertendoci

L’altro giorno ho proposto ad un gruppo di 3 bambine di prima elementare un gioco con il lego. “Vi propongo una cosa difficile oggi” , loro comunque, sempre felici di venire nella stanza di psicomotricità hanno accolto con entusiasmo il mio gioco\sfida. Tutte e 3 le bimbe hanno difficoltà di organizzazione spaziale. E’ da un po’ che ci lavoro ma sempre partendo dalla loro attività spontanea e poi inserendomi io nel gioco. Ma l’altro giorno ho voluto fare qualcosa per poter meglio interiorizzare il percorso fatto fino a quel momento. Inizialmente hanno costruito 1 piccola scultura di  lego. Poi ognuna l’ha messa su un cubo davanti a sé. Una bambina ci ha impiegato più tempo perché voleva fare una cosa troppo complicata, un’altra è stata velocissima e doveva pazientare per aspettare che le altre finissero, l’altra troppo precisa, continuava a rifarla perché non le piaceva.

In un esercizio, apparentemente semplice e banale, in un’ottica psicomotoria, c’è il mondo…..   E poi,   immaginati architetto!

organizzazione spaziale

immaginati architetto!

Concentrate, divertite, contente riproducono graficamente ciò che hanno costruito. Poi facciamo le foto O.S - basta capovolgereEd analizziamo dalle foto cosa abbiamo fatto bene e cosa male. E’ stato incredibile come si sono subito rese conto delle differenze….

Una grande soddisfazione per tutte e 4!O.S - ottimo