EDUCAZIONE AL MOVIMENTO

Vi chiedo di focalizzare per un attimo la vostra attenzione sul termine “movimento”.

bambina che vola
Vi sarete resi conto che dove c’è movimento c’è cambiamento, crescita.

Prima si era in un punto e poi ci si ritrova altrove, si va avanti, si è proiettati nel futuro. Il movimento è vitale, se un bambino alla nascita non si muove, sicuramente è morto. Anche se è lì, nello stesso punto, fermo, il suo cuore si muove, le manine, la testa. Se vivo mi muovo, anche se sono costretto su una sedia a rotelle qualcosa in me si muove, mi attivo e gli altri si attivano per circondarmi di movimento. Il movimento è senz’altro un atto di relazione; comunicazione.
Educazione al movimento intesa come consapevolezza della comunicazione del movimento, dell’importanza di uno sviluppo psicomotorio armonico.
Osserviamo il movimento dei bambini. Si muove? Come si muove? Cosa ci vuole dire? Ed è dalla lettura di quest’osservazione che possiamo valutare se c’è qualcosa di non armonico, se il bimbo ha bisogno di sperimentarsi di più, di essere aiutato in alcune tappe. Chissà, forse non gattona
perchè lo lascio sempre nel box, forse non gira la testa quando lo chiamo perchè c’è sempre la televisione accesa a casa mia, oppure non cammina perchè lo sto ancora allattando, chissà?

Lo sviluppo motorio di un bambino è un processo che segue con gradualità una determinata sequenza, procede da solo, in modo naturale, grazie agli stimoli dell’ambiente, senza particolari esercizi.
É comunque utile favorirgli una spontanea voglia di muoversi considerando la sua tappa evolutiva (sgambettare liberamente, sguazzare nell’acqua, girarsi, rotolare, provare a mettersi seduto ed in piedi, a errare gli oggetti, arrampicarsi, saltare, correre, pedalare). É possibile, inoltre, stimolare i suoi organi di senso che gli permettono di entrare in relazione con l’altro e con l’ambiente.
Ogni bambino segue un suo personale ritmo di crescita, può essere che sviluppi capacità in tempi diversi rispetto ai coetanei; non per questo è da considerare più o meno “sveglio”: è solamente se stesso, con caratteristiche che lo rendono un essere unico.
É altrettanto importante ricordarsi che ogni bimbo, in qualunque momento della sua vita, è in grado di apprendere, di provare emozioni e di avere delle preferenze, è per questo motivo che
occorre fornirgli stimoli adeguati nel rispetto dei suoi ritmi di sviluppo e delle sue esigenze, valorizzando le sue doti innate.
Fermiamoci e osserviamo. É fondamentale anche qui “muoversi” in un’ottica preventiva. Sono convinta che con l’educazione al movimento, così intesa, ci educhiamo al movimento della vita, alla crescita ed alla flessibilità mentale.

Annunci

ALLATTAMENTO

allattamentoSono  mamma  di  due  figli,  ormai  grandi.  Sono  loro  i  miei  maestri  di  vita!  Li  ho  allattati.  Mi  sono  sentita  un’eroina  a  riuscire  a  fare  la  cosa  più  naturale  al  mondo:  allattare.  Se  la piccola,  la  mia  primogenita,  piangeva,  le  persone  intorno  mi  dicevano  che  non  avevo abbastanza  latte,  che    non  cresceva  (anche  se  il  primo  mese  è  cresciuta  800 grammi),  che aveva  tutti  i  brufolini  in  faccia  a  causa  del  mio  latte  “acido”,  che  qui,  che  lì.  Per  riuscire  ad allattare  ho  dovuto  proteggermi  da  tutte  queste  influenze  negative  e  disturbanti.  Ero  stanca ed  ho  passato  notti  sveglia  ad  attaccarla  al  seno  ogni  ora,  mi  facevano  male  i  capezzoli, ingrassavo  perché  ricompensavo  con  il  cibo.    Che  fatica,  ma  ce  l’ho  fatta.

Un’amica svedese  mi  ha  dato  un  libro  a  sostegno  dell’allattamento  materno  in  cui    le  autrici spiegavano  che  la  percentuale  di  patologia  e  reale  difficoltà  nell’allattamento  al  seno  è bassissima.  Quando  dopo  quattro  anni  ho  avuto  il  mio  secondo  figlio,  mentre  lo  allattavo, non  mi  sentivo  più  un’eroina,  era  normale,  piacevole,  pochi  pianti,  poche  notti  insonni, sorrisi,  risate.

Ora,  a  seguito  della  mia  esperienza  personale  e  dopo  aver  seguito  mamme  in  difficoltà sono  stata  definita:    “esperta  in  allattamento”.  Le  situazioni  difficili  si  sbloccano  con facilità.  Nei miei  interventi  domiciliari,  lavoro  direttamente  con  la  mamma  ed  il  neonato coinvolgendo,  ove  possibile,  anche  il  papà.    ( L’appoggio  e  l’aiuto  affettuoso  del  padre favoriscono  sia  il  legame  tra  madre  e  bambino  che  il  suo  rapporto  padre/figlio)  .  Se  la postura  è  corretta,  se  il  neonato  apre  bene  la  bocca  e  succhia  l’aureola  e  non  solo  il capezzolo,  e  se  la  mamma  non  è  troppo  stanca,  l’allattamento  funziona.  L’allattamento  al  seno    è  stato    il  modo  migliore  di  nutrire  i  miei  figli    nei  loro  primi  mesi  di vita.

Il  latte  materno  è  un  alimento  facile  da  digerire  e  da  assorbire  e  presenta  moltissimi vantaggi:  sono  cresciuti  bene,  ha  facilitato  la  nostra  relazione,  penso  che  li  abbia  anche protetti  dalle  malattie  e  che  abbia  rinforzato  il  loro  sistema  immunitario,  si  ammalano raramente.    Ho  risparmiato  economicamente  tantissimo  e  ovunque  mi  trovassi  potevo nutrirli.  Viaggiare  con  loro,  quando  erano  piccoli,  non  era  un  problema!  Per  la  sua  composizione,  il  latte  materno,  risponde  completamente  alle  esigenze nutriive  nei  primi  sei  mesi  di  vita  del  bambino  variando    a  seconda  dei  suoi  bisogni.

Esistono  diversi  tipi  di  latte:•il  colostro:  prodotto  nei  primi  4-5  giorni  dopo  il  parto,  prima  della  montata  latte,    è  un liquido  giallino,  ricchissimo  di  anticorpi  il  latte  di  transizione:  è  quel  latte  la  cui  composizione  inizia  a  variare  per trasformarsi  da  colostro  a  latte  maturo il  latte  maturo:  è  meno  ricco  di  proteine  e  più  ricco  di  grassi.  La  consistenza  del  latte  materno  e  la  sua  composizione  variano  nell’  arco  di  una  stessa poppata:  all’  inizio  è  più  diluito,  per  rispondere  alla  sete  del  neonato,  poi  diventa  più consistente  a  causa  della  maggior  presenza  di  grassi.  Questo  meccanismo  provoca  nel neonato  un  senso  di  sazietà,  permette  un  miglior  riposo  ed  una  migliore  regolazione  dell’appetito Io  ho  utilizzato  l’  allattamento  ”  a  richiesta  “,  almeno  nel  primo  periodo,  poi,  lentamente  ho regolarizzato  gli  intervalli  tra  una  poppata  ed  un’  altra. L’allattamento  al  seno  mi  ha  aiutato  a  prendere  coscienza  delle  mie  responsabilità  ed  ha senz’altro  rafforzato  la    sicurezza  in  me  stessa  e  nel  mio  intuito,  strumenti  che  ancor  oggi sono    preziosi  in  tantissime  circostanze  che  vivo  con  o  senza  i  miei  figli.

ENERGIA … dei bimbi

A volte, in realtà spesso, nella sala di psicomotricità ci sono tante emozioni, si muovono energie….Energie che ci permettono di crescere….. Sarà un caso, che dopo alcuni appuntamenti in cui i bambini creavano barricate di cubi psicomotori per bloccare la porta – “così non entrano i piccoli – forza blocchiamo! – dai, aiutami” i bambini sono più contenuti anche a scuola, in famiglia, al parchetto? Mettendo tutti i cubi davanti alla porta si sono protetti, da cosa non si sa, ognuno di loro ha il suo vissuto personale. questa “protezione” questo contenimento fai da te gli ha permesso di interagire con maggior serenità nel loro ambiente. Mi piace questa foto, mi piace perchè si percepisce la forte energia, il movimento  che c’è. Il movimento della vita, della crescita. E, per magia, questa crescita si riflette anche su di me, lo psicomotricista che facilita e permette ciò. Grazie bimbi!

La voce di 3 bambini su esperienza EEG

Ho sempre ascoltato l’ansia e la paura delle mamme prima di portare il figlio a fare l’elettroencefalogramma. Tenere il bambino sveglio fino a tardi, risvegliarlo dopo 4,5 ore di sonno e poi recarsi in ospedale . Probabilmente si addormenterà in auto, portarlo in braccio…. sperare che non si svegli, eccetera eccetera. Sicuramente un esame percepito come “difficilissimo” da eseguire sul proprio figlio, anche se togliamo  le implicazioni emotive.

L’altro giorno, nella stanza di psicomotricità, 3 bambini ( 5 – 6 anni) descrivevano la loro esperienza. Un bambino nel “cerchio d’apertura” ha esordito dicendo “oggi sono felice perchè mi sono divertito tantissimo”. Alla mia domanda “che bello, cosa è successo?” “Sono andato in ospedale , ho fatto una cosa con il gel, le ventose, alla testa, era come un sogno…..” .

ecgQuel giorno aveva fatto l’ EEG.

Gli altri due volevano parlare, gli si è illuminato il viso – anch’io un giorno l’ho fatto, troppo forte! Erano tutti e 3 entusiasti. L’esame gli era piaciuto, era come volare nello spazio, chi dormiva, chi non sapeva se dormiva o no ma si ricorda la bella sensazione del gel dietro le orecchie, le ventosine con i fili, la dolce voce che gli diceva “apri gli occhi piano piano”. Non so se fare i complimenti a chi ha fatto questo esame, in tre ospedali diversi, o ai bambini, che se sostenuti sufficientemente riescono a trasformare molte esperienze in un’avventura divertente.

 

Sono tornata a casa con un nuovo apprendimento da loro: vivere il presente come un’avventura giocosa affidandomi all’ambiente e a chi è con me in quel momento.

Grazie!

Coaching: padronanza del sè

scalare

Il coaching č uno strumento utilissimo per attuare dei cambiamenti positivi nella propria vita raggiungendo obiettivi personali, professionali e/o sportivi, che nel momento presente appaiono soltanto come un sogno. E’ per questo che intraprendendo un percorso di coaching le persone che ho incontrato percepiscono una “padronanza di sé”.
ICF (International Coach Federation) in cui  mi identifico completamente, definisce il coaching come una “partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale”

Nelle sessioni aiuto il cliente (coachee) a scoprire, rendere chiari gli obiettivi che desidera raggiungere, senza giudicarlo, e, utilizzando gli strumenti che si sono rivelati essere così efficaci nel corso degli anni, lo accompagno nell’elaborazione di tecniche e strategie di azione che gli permettono di migliorare con enfasi la qualità della sua vita.  Il cliente č quindi il primo responsabile del suo cambiamento, mentre io sono semplicemente un mezzo. Capita spesso che guardando una situazione, un problema da un’altra prospettiva diventa un oggetto nuovo con caratteristiche inaspettate! Il coachee individua le sue reali possibilità e si rafforza,  spesso scopre di aver posto limiti che gli impediscono di vedere e percepire le sue illimitate opportunità.
Il coaching puň rappresentare un senso di risveglio e trasformazione, con un aumento della fiducia in se stessi, con il ritrovamento dell’autostima e l’individuazione degli obiettivi prioritari e soprattutto esistenziali.
Tutti noi abbiamo grandi potenzialità
ma non sempre le riconosciamo.

 

E’ difficile riuscire a comunicare cosa sia una sessione di coaching se non la si vive direttamente. E’ un luogo, uno spazio in cui sia il coachee che il coach  respirano lucidità mentale, creatività, oggettività, soluzioni, positività.

DRAWING……

                            This is my first drawing after months………….

There is so much in there, to much to say with words.  Art, and for art I mean any kind of expression, is really important for our well being. It happens to live emotions so strong, so full, so……. It’s also important to reconize them and give them the space and importance they want or deserve. Maybe it’s not today. The experience is too fresh, to involving for now.  But, after months……. tears, memories, feelings and now it’s safe to express and to start telling again.  Put a little of creativity in your life, if you don’t have yet,  and the colors will start shining again. One drawing, one poem, one photo, one……. at the time!

SQUADRA:professionale e personale

Com’ è difficile ….

essere professionisti, lavorare in squadra, soprattutto per gli sportivi e riuscire a distinguere il “personale”, la nostra vita privata con tutto ciò che è connesso, dall’ambito professionale!

Eppure le formiche ci riescono! Se le guardiamo intente nel raggiungimento di un obiettivo sono così determinate, chiare e, seppur piccole, hanno una forza incredibile. Da dove viene questa forza? Dal senso di appartenenza ? Chissà!

Una squadra di giocatori , che si allena insieme, che vive insieme, alcuni condividono l’appartamento, si consumano i pasti insieme, ci si sente soli insieme, si creano relazioni, gelosie, i “non detto” confondono, rompono, i “detto” a volte sono troppo brutali. Il gruppo si rompe, si creano sotto gruppi carichi di emozioni, spesso negative, non direttamente collegate al gioco. E poi, si scende in campo……Come si fa a vincere? Difficilissimo, quasi impossibile. Riuscire a lasciare fuori dal campo tutto ciò è un’ impresa ardua. Ma possibile, soprattutto se si è offerto alla squadra un percorso di MENTAL GROUP COACHING in cui ogni elemento riesce a ritrovare la sua collocazione, rispettando i ruoli dei protagonisti e sentendo che è accolto e riconosciuto nella sua globalità.

Il mio consiglio? Non mischiare il professionale con il personale. Questo vuol dire di pensare bene ed a lungo prima di perdersi in un amore con un collega, prima di socializzare ed aprire il proprio cuore con i propri compagni di squadra. Non cercare nell’altro la risposta ad un tuo bisogno personale, e se questo non è possibile, prima dell’allenamento, prima di entrare in campo, concentrati e lascia tutto fuori. Sono sicura che  non vuoi permettere interferenze negative con la tua prestazione!