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AUTISMO

La prima volta che sono entrata in contatto con persone affette da questo disturbo avevo 24 anni, stavo facendo un tirocinio presso una comunità privata di lusso per bambini e adolescenti.

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Sono rimasta colpita dalla sensibilità e dalla fragilità di questi cuccioli di uomo. Alcuni, ancora in tenera età, (3-5 anni) rilassati e sorridenti fissavano una pallina che girava sul pavimento oppure la barchetta spinta dal vento nella piscina. Io avevo il compito di “osservare”. Inizialmente non mi vedevano, stavo lì, all’ombra del platano rinfrescante e rassicurante. Poi pian piano ho ricevuto un paio di sguardi dal blu di quegli occhi. É stato un momento magico…. Durante la mia professione ho incontrato occhi blu, marroni e verdi e con tutti sono riuscita ad entrare in relazione. Una relazione fuori dagli schemi quotidiani e dai preconcetti, una relazione che mi ha permesso di vedere alcuni miglioramenti che hanno reso le mie giornate speciali.
Parlare di autismo non è facile, rimanderei a tutto il materiale che si trova on-line e consiglierei ai genitori di trovare qualsiasi tipo di sostegno per se stessi. Lavorando in rete si possono raggiungere, a volte, risultati che non potevamo neanche immaginare!

Da “Linee Guida – Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti” :

“Le conoscenze in merito al disturbo autistico (sindrome da alterazione globale dello sviluppo psicologico) secondo l’ICD-10, International statistical classification of diseases and related health problems, ossia la classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 1992, sono in continuo sviluppo e se ne aggiungono di nuove incessantemente, grazie al lavoro di numerosi gruppi di ricerca presenti in tutto il mondo. Tuttavia, a oltre 60 anni dalla sua individuazione da parte di Leo Kanner (1943), persistono ancora notevoli incertezze in termini di eziologia, di elementi caratterizzanti il quadro clinico, di confini nosografici con sindromi simili, di diagnosi, di presa in carico e di evoluzione a lungo termine. La sensibilità di istituzioni e opinione pubblica è senz’altro cresciuta, ma ancora non ha raggiunto un grado di consapevolezza adeguato a favorire e promuovere lo sviluppo di un intervento ordinato e sistematico a favore dei soggetti a etti da questo disturbo e alle loro famiglie. I servizi di Neuropsichiatria infantile hanno progressivamente sviluppato adeguate competenze cliniche e diagnostiche che, unite a una crescente sensibilità nel mondo dei pediatri, hanno significativamente migliorato il livello e i tempi della prima diagnosi. Molto però rimane da fare, specie per garantire un’omogenea diffusione di prassi diagnostiche adeguate e tempestive su tutto il territorio nazionale.
Più critica si presenta la situazione riguardo la presa in carico clinica e soprattutto l’adozione di efficaci percorsi di intervento, basati su una solida metodologia e supportati da prove scientifiche adeguate. La complessità del disturbo autistico, la presenza di un quadro fenomenico molto diversificato, non solo sul piano delle competenze funzionali e sociali, che fa ipotizzare la presenza di possibili sottotipi o – secondo un’impostazione nosografica differente – di diverse possibili comorbidità psichiatriche, uniti alla naturale modificazione nel corso dello sviluppo, rendono particolarmente complessa l’adozione di modalità di intervento adeguate….

C’è una varietà di sintomatologie, credo quindi che sia difficile fornirne una definizione clinica coerente e unitaria. Ora si parla di “Disturbi dello Spettro Autistico” (DSA o, in inglese, ASD,Autistic Spectrum Disorders). A livello di classificazione nosografica è considerato rientrare nella categoria clinica dei “Disturbi Pervasivi dello Sviluppo”, cui appartengono, fra le varie altre sindromi, anche la sindrome di Asperger, la sindrome di Re e il Disturbo disintegrativo dell’infanzia.

Presa in carico

Ritengo che sia fondamentale, soprattutto con bambini soggetti a questo disturbo, una presa in carico che coinvolga diverse figure professionali. Un primo momento diagnostico\valutativo a cui dovrebbero seguire le terapie individuate dall’intervento della prima fase. Psicomotricità, logopedia, musicoterapia, pet therapy, arte terapia…..

Non è infatti realizzabile un intervento abilitativo che si basi sulla mera esecuzione di un solo e semplice “metodo”. Durante le prime sedute è importante approfondire l’osservazione.
Dal mio punto di vista l’inquadramento diagnostico non può esaurirsi solo con la prima valutazione o con le prime osservazioni effettuate in terapia, dovrebbe estendersi nel tempo ed anche al ricorso di ulteriori indagini che considerino l’evoluzione globale o settoriale del bambino.

Alcune difficoltà rilevate e che ci potrebbero dare l’indicazione di una possibile sindrome:

  • mancanza di contatto oculare con gli altri;
  • carenza globale di reattività nei confronti di altre persone;
  • deficit nello sviluppo del linguaggio;
  • se il bambino parla a volte potrebbe essere presente ecolalia immediata o tardiva, linguaggio metaforico, inversione di pronomi;
  • resistenza ai cambiamenti, interesse esagerato per oggetti;
  • indifferenza emotiva agli stimoli;
  • difficoltà a partecipare ad attività di gruppo;
  • deambulazione sulle punte;
  • dondoli e reazioni motorie incontrollate:
  • presenza di stereotipie motorie e/o verbali.
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